Salute

Coronavirus COVID-19: sintomi, trasmissione, prevenzione terapia

Il Coronavirus sta richiamando l’attenzione di tutto il mondo. Si chiama Sars-CoV-2 ma è conosciuto come nuovo Coronavirus ed è considerato pericoloso soprattutto per le fasce deboli e in soggetti con altre patologie, croniche o gravi. In Italia la situazione è cambiata in pochi giorni. All’inizio c’erano solo pochi casi in persone provenienti dalla Cina. Adesso abbiamo un contagio secondario, cioè avvenuto sul territorio nazionale. Siamo ormai in una fase dell’epidemia in cui i contagi continuano ad aumentare.

In questa situazione di emergenza il rischio psicosi è alto. Non dobbiamo però cedere alla paura perché quest’ultima è cattiva consigliera. Per prendere le decisioni migliori che servano ad evitare nuovi casi è importante affidarsi alla razionalità e all’evidenza scientifica.

La paura di ciò che non si conosce alimenta la psicosi più dei dati, che vanno presi sul serio, questo è certo, ma che sono meno allarmanti di altre infezioni o contagi in Italia, come, ad esempio, la comune influenza.

Le autorità invitano a non cedere al panico e a prendere le giuste misure preventive. I consigli per i cittadini sono quelli di informarsi soltanto da fonti attendibili – il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – e di seguire le indicazioni di contenimento dell’epidemia.

Sono dieci in tutto le raccomandazioni messe a punto dal Ministero della Sanità, da come igienizzare le superfici all’evitare di toccare gli occhi con le mani. Il decalogo anti-coronavirus serve non solo per prevenire l’epidemia di Covid-19 ma anche per evitare la diffusione di “fake news”, notizie false, che grazie al web creano ulteriore panico. Ecco cosa c’è da sapere sul Coronavirus per non ammalarsi e contenere l’epidemia: sintomi, trasmissione, prevenzione e terapia.

Identikit del Coronavirus

Il Coronavirus è un virus a RNA che può causare diverse patologie che vanno dal comune raffreddore a malattie respiratorie ben più gravi e potenzialmente letali, come la MERS e la SARS. Inizialmente conosciuto come “nuovo Coronavirus” (19-CoV), l’11 febbraio è stato chiamato Sars-CoV-2. Lo stesso giorno, la malattia causata da questo virus è stata denominata COVID-19, abbreviazione di “Coronavirus Disease 2019”, in italiano malattia Corona Virus 2019.

Appartiene alla vasta famiglia dei Coronavirus, dalla forma a corona, ma è un ceppo nuovo finora mai identificato e può avere un’incubazione di 14 giorni durante i quali non si hanno i sintomi della malattia ma si è contagiosi.

Molti di questi virus provocano infezioni respiratorie e intestinali in diverse specie animali, tra cui uccelli, bovini, pipistrelli e cammelli. Alle volte, dopo averli infettati, possono evolversi diventando patogeni per l’uomo. Attualmente se ne conoscono sette in grado di attaccare l’uomo, di cui quattro scoperti a metà degli anni ’60, diffusi in tutto il mondo e causanti patologie che vanno dal raffreddore alla polmonite.

Gli altri tre di origine animale sono Sars-CoV, che causa la SARS (Sindrome Acuta Respiratoria Severa), Mers-CoV, responsabile della MERS (Sindrome Respiratorio Medio Orientale), e, l’ultimo arrivato, Sars-CoV-2. Quest’ultimo condivide l’80% del patrimonio genetico con il virus della SARS e ha effetti patologici molto simili alla malattia emersa in Cina nel 2002 causando circa 8000 casi clinici e oltre 700 decessi. Tutti i casi di MERS, invece, sono stati ricondotti a persone residenti o provenienti dalla Penisola Arabica. In passato si trasmettevano da animale a uomo, ma ora anche da persona a persona a seguito di contatti con pazienti infetti.

Perché si chiamano Coronavirus?

I Coronavirus, visti al microscopio, sono dotati di sporgenze che li rendono simili a una corona, da qui il nome.

I sintomi del Coronavirus

Nella maggior parte dei casi i sintomi del Coronavirus sono quelli di una comune influenza stagionale: febbre alta, affaticamento, tosse secca, mal di testa e malessere generale. I casi più gravi possono degenerare in polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e morte. Il tasso di mortalità è del 2-3%.

Al pari dell’influenza, quindi, il Coronavirus dà infezioni respiratorie a diverso livello di gravità. In alcuni casi il virus è molto aggressivo e causa una grave insufficienza respiratoria che porta in terapia intensiva, con pericolo di vita, mentre in altri casi ha effetti più blandi e rapida guarigione.

Otto pazienti su dieci contraggono una forma molto lieve tale da permettere la guarigione spontanea in pochi di giorni. La popolazione anziana sviluppa una polmonite che può essere severa e portare alla morte. È stimato che la malattia grave sia presente nel 15% delle persone infette, ma è perfettamente gestibile in ambiente sanitario. L’infezione va posta nei giusti termini, senza allarmismi. Dal Coronavirus, infatti, si guarisce quasi sempre e in molti casi rimane asintomatico, cioè, pur essendo infetti, non si esprimono sintomi.

Questo Coronavirus è più di una semplice influenza?

La domanda appare più che lecita visto che la querelle divide anche il mondo accademico. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, al termine della scorsa stagione influenzale, i casi simil-influenzali sono stati 8.104.000 (15% della popolazione) ma in media coinvolgono il 9% della popolazione italiana. Il numero di decessi causati direttamente dai virus influenzali oscilla tra i 300 e i 400 all’anno, a cui si aggiungono le 4000-10.000 morti dovute a complicanze gravi legate all’influenza. Il tasso di letalità della comune influenza si attesta quindi intorno allo 0,1%, mentre, per quanto ne sappiamo finora, quello della COVID-19 si aggira intorno al 2-3%. Il Coronavirus è quindi più pericoloso dell’influenza stagionale, senza contare che per il Sars-CoV-2, a differenza dell’influenza, non esiste un vaccino. Ecco perché le misure draconiane di contenimento messe in campo dal nostro Paese in questa fase del contagio sono ritenute da una parte degli esperti necessarie. L’unico strumento per fermare il contagio è l’isolamento dei soggetti a rischio.

Come si diagnostica il Coronavirus?

Per cercare una eventuale positività al Coronavirus si utilizza il tampone faringeo. Tuttavia, la conferma definitiva del contagio può arrivare solo dall’ISS, che effettua di nuovo i test con un iter più lungo e complesso. I test vanno eseguiti solo su soggetti sintomatici che abbiano avuto contatti con malati di Covid-19 accertati o che provengano da zone di focolai. Nelle persone che non presentano sintomi, invece, il test non serve in quanto non è in grado di escludere con certezza l’infezione. Per una diagnosi molecolare, in cui si utilizza la reazione a catena della polimerasi, bastano due-tre ore massimo.

Origine del Coronavirus

L’epidemia di Coronavirus è esplosa a Wuhan, città cinese nella regione dell’Hubei. Inizialmente si è parlato di un virus creato in laboratorio militare e poi sfuggito di mano. La tesi è però stata smentita. È il terzo Coronavirus che ha fatto il salto di specie (spillover) così come è stato per la SARS e per la MERS. Nel primo caso il virus è stato trasmesso all’uomo dagli zibetti dell’Hymalaia, nel secondo dai dromedari. In una prima fase il virus passa dall’animale all’uomo e solo in una seconda da uomo a uomo, con contatti stretti o scambi di saliva. Al momento si ipotizza che il nuovo Coronavirus sia stato trasmesso dai serpenti e che il focolaio sia stato un mercato di animali vivi, il wet market di Wuhan, in cui serpenti e pipistrelli si trovano accanto ai classici animali da allevamento.

Coronavirus, trasmissione

La prima trasmissione è stata zoonotica, il che significa che il virus è passato dall’animale all’uomo. Da persona a persona la via maestra di trasmissione è quella respiratoria, vale a dire attraverso le goccioline emesse tossendo o starnutendo, ma anche con una stretta di mano qualora la persona si sia toccata le mucose. Perché il contagio possa avvenire è necessario un contatto ravvicinato, stretto e prolungato con un malato. Per contatto stretto si intende, indicativamente, trovarsi accanto a una persona infetta a poco meno di due metri di distanza in un ambiente chiuso. Sono quindi più a rischio le persone che vivono nella stessa casa di un individuo che presenta sintomi respiratori sospetti, gli operatori sanitari che devono assistere i pazienti malati e chi frequenta luoghi affollati come treni, stazioni e aeroporti.

Chi sono i super diffusori?

I super diffusori dell’infezione da nuovo Coronavirus sono persone che possono trasmetterlo a un numero di persone molto più alto rispetto alla media, misurata a R 2,2. Questi individui rilasciano nell’ambiente quantità più elevate di virus e possono quindi contagiare decine di persone. In Cina ne sono stati individuati due, uno nella città di Xuzhou, che avrebbe infettato dieci persone, e il secondo, un medico di Xinyu, che ne avrebbe contagiate quindici su un totale di diciassette casi verificatisi in città. Un esempio di superdiffusione del Coronavirus in Europa è il cinquantatreenne britannico che avrebbe trasmesso il virus a sei persone, tra cui uno spagnolo, e a diversi connazionali.

È possibile essere contagiati da persone asintomatiche?

Le recenti evidenze sembrano dimostrare che è possibile contagiare qualcuno senza avere sintomi, essendo cioè un portatore sano, come è avvenuto in Giappone, dove hanno monitorato una serie di soggetti asintomatici trovando il virus. Normalmente, però, il periodo infettante coincide con la fase sintomatica del paziente, vale a dire quando ha tosse, febbre, polmonite, ecc.

Chi è il paziente 1?

Il paziente 1, ovvero il primo caso diagnosticato in Italia di Covid-19, è un 38enne di Codogno, comune in provincia di Lodi. Un’operazione complessa la ricostruzione della rete di incontri e spostamenti dell’uomo. I possibili contagiati sono moltissimi: positiva è risultata la moglie, incinta all’ottavo mese, poi un loro conoscente. Fra i contagiati ci sono i tre clienti di un bar del paese, oltre al figlio di un titolare che insieme al 38enne partecipa a gare podistiche. Esce di scena, perché negativo al test, l’uomo che sembrava aver contagiato il 38enne, il manager piacentino tornato dalla Cina. I due si erano incontrati per un pranzo tre settimane fa. Rimane quindi il dubbio su come il virus sia arrivato a Codogno.

Il Coronavirus si trasmette attraverso gli oggetti e le superfici?

La permanenza del Sars-CoV-2 sulle superfici è in fase di studio. Alcune fonti suggeriscono che il virus sia in grado di sopravvivere solo poche ore, altre che possa resistere fino a 9 giorni. Per andare incontro ai dubbi della popolazione, l’Istituto Superiore di Sanità ha chiarito che il rischio di contagio attraverso le superfici è basso, ricordando che il mezzo principale di trasmissione sono le vie aeree. È sempre da ricordare l’importanza di una corretta igiene sulle superfici. L’uso di disinfettanti contenenti alcol al 75% (etanolo) o a base di cloro all’1% (candeggina) è in grado di distruggere il virus.

Può essere trasmesso attraverso gli alimenti?

Il Coronavirus non si trasmette attraverso gli alimenti. Sappiamo infatti che il virus entra nell’organismo attraverso le prime vie respiratorie, vale a dire la bocca e il naso, ma non attraverso l’apparato digerente. Pertanto, se si ingerisce un alimento contaminato, questo va nello stomaco e non si propaga in quanto non passa per le vie respiratorie.

L’arrivo della stagione calda aiuterà a contenere l’epidemia da Coronavirus?

È possibile che l’arrivo della bella stagione metta al tappeto la COVID-19, ma i virus hanno un comportamento imprevedibile, perciò non ci sono certezze. Il caldo, il fatto che durante la bella stagione si passa meno tempo in ambienti chiusi e affollati e gli effetti delle misure di contenimento messe in atto potrebbero ridurre la diffusione del Coronavirus. Guardando alle esperienze passate, la SARS è scomparsa tra giugno e luglio, mentre la MERS ha esordito proprio in estate nelle regioni roventi dei Paesi del Golfo.

Prevenzione del Coronavirus

Essendo una malattia nuova, non esiste ancora un vaccino o un trattamento specifico. L’unico strumento di difesa contro l’epidemia, quindi, è la prevenzione. I consigli utili sono lavare spesso le mani, starnutire e tossire in un fazzoletto, gettare i fazzoletti usati in un cestino prontamente chiuso, utilizzare una mascherina in caso di influenza.

E ancora, evitare il consumo di carne cruda o poco cotta e il contatto tra cibi crudi e cotti. È inoltre indispensabile evitare frutta e verdure non accuratamente lavate e bevande non imbottigliate. Se si sviluppano sintomi nei 14 giorni successivi al viaggio in Cina, recarsi tempestivamente dal proprio medico di fiducia, informandolo debitamente a scopo precauzionale.

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Decalogo anti-coronavirus

L’arrivo e la diffusione del Coronavirus nel nostro Paese rischia di creare reazioni ingiustificate. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità, con il Ministero della Salute, ha indicato 10 regole da seguire per combattere l'”infodemia“. Ecco il decalogo anti-coronavirus:

1. La prima raccomandazione è lavarsi spesso le mani, igienizzando correttamente palmi, dorsi e spazi tra le dita con il sapone, ma anche con soluzioni alcoliche.

2. Evitare il contatto ravvicinato, mantenendosi ad un metro e mezzo/due metri di distanza da persone che presentano sintomi respiratori evidenti, come tosse, febbre e difficoltà respiratorie, regola che vale sempre, e non solo per il Covid-19.

3. Evitare di toccarsi il naso, la bocca o gli occhi con le mani.

4. Coprirsi naso e bocca in caso di colpo di tosse o starnuto, magari con un fazzoletto poi da gettare, o, in mancanza, tossire o starnutire nella piega del gomito, non usando le mani per evitare la contaminazione.

5. Trattandosi di un virus, gli antibiotici non lo debellano. Pertanto, non vanno presi, a meno che non lo abbia indicato il medico.

6. Pulire con alcol le superfici in cui il virus può venire in contatto con l’uomo.

7. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se in contatto con persone che lo sono, come nel caso degli operatori sanitari. Alle persone sane, invece, le mascherine non servono a niente.

8. I prodotti made in China e in arrivo da quelle zone non sono pericolosi.

9. Se si è tornati da meno di 14 giorni dalla Cina e si presentano sintomi sospetti, chiamare il numero verde 1500 e non recarsi in Pronto Soccorso o dal medico di base. Si raccomanda di non intasare il 112 che deve rispondere anche a chiamate di pubblica sicurezza.

10. Gli animali da compagnia, infine, non vengono infettati da Coronavirus e quindi non possono diffonderlo. È però sempre indicato lavarsi le mani dopo averli accarezzati.

Igiene delle mani

Tra le misure di contenimento del Sars-CoV-19 suggerite dall’OMS, e riprese dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, c’è l’invito a lavare spesso le mani. Perché, Coronavirus a parte, sulle mani prosperano centinaia di germi. Molto spesso, dopo un colpo di tosse o uno starnuto, ci si copre la bocca con la mano e poi si dà quest’ultima per salutare: ecco perché le mani sono un potente veicolo di trasmissione delle infezioni. L’igiene delle mani è quindi importantissima a scopo preventivo, ma deve essere eseguita correttamente e con la giusta durata. Spesso, infatti, si dedica poco tempo a questa operazione, che richiede almeno 40-60 secondi.

Come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratta di seguire questi passi:

  • Prima ancora di usare il sapone, bagnare le mani.
  • Fatto ciò, ricoprire le mani con il sapone.
  • Frizionare bene le mani, prima palmo contro palmo, poi palmo destro sopra sinistro, intrecciando le dita, e viceversa, poi di nuovo palmo contro palmo, agganciando le mani tra loro. Quindi strofinare il dorso delle dita contro il palmo opposto, poi frizionare il pollice nel palmo dell’altra mano con movimenti circolari (è questa la zona con cui si toccano persone e superfici). Per finire strofinare le punte delle dita nel palmo opposto, uno dei passi più importanti in quanto si tratta di una parte delle mani molto utilizzata.
  • Risciacquare accuratamente le mani con l’acqua.
  • Asciugarsi con una salvietta monouso da usare anche per asciugare il rubinetto prima di gettarla.

Seguendo questi passi, le mani saranno praticamente sterili e non ci si potrà ammalare, né si potrà contagiare nessuno. In assenza di acqua si può usare un gel disinfettante da tenere in borsa o in tasca.

Ricetta dell’OMS per disinfettare le mani

Dopo che il Coronavirus ha gettato nel panico la popolazione italiana, c’è stata una vera e propria corsa ai supermercati per acquistare i disinfettanti per le mani, che nel giro di poche ore sono andati esauriti. Per evitare l’acquisto online di gel a prezzi esorbitanti, l’OMS ha pubblicato sul suo sito la ricetta per un disinfettante per le mani. Per preparare un litro di prodotto occorre versare 833 ml di alcol etilico al 96% in una caraffa graduata, aggiungere 42 ml di acqua ossigenata al 3% con l’ausilio di una siringa e mescolare. Infine aggiungere 15 ml di glicerolo al 98% per rendere il prodotto più denso ed evitare che scivoli via dalle mani.

Quali sono le raccomandazioni per i viaggiatori?

Il Ministero della Salute raccomanda attraverso il suo portale di posticipare i viaggi non strettamente necessari in terra cinese. Se questo non fosse possibile, si consiglia di vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima della partenza. Gli esperti, inoltre, aggiungono di evitare visite ai mercati di prodotti alimentari freschi e il contatto con persone che presentano sintomi respiratori sospetti.

Coronavirus, terapie

Il Coronavirus è un virus nuovo, mai prima d’ora identificato nell’uomo, quindi è ancora sconosciuto al nostro sistema immunitario e non c’è persona che disponga di anticorpi verso questo ceppo virale. Al momento parlare di terapie significa fare riferimento al controllo dei sintomi e all’eventuale ricorso alla respirazione assistita in ospedale. In generale, la cura dei virus si presenta alquanto difficile. Mentre i batteri possono contare sugli antibiotici, i virus raramente hanno farmaci specifici volti a contrastarli.

Per il Sars-Cov-2, però, i tentativi di trattamento sono stati molteplici. I ricercatori hanno puntato, ad esempio, sulla Clorochina, un farmaco antimalarico, e sul Remdesivir, un antivirale già impiegato con buoni risultati contro l’Ebola. Analogamente, si è puntato anche sul lopinavir/ritonavir, una combinazione di due farmaci usata con successo per l’infezione da hiv.

I ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando per trovare una terapia che debelli il Coronavirus. Dalla Cina arrivano buone notizie che fanno crescere la speranza di combattere l’epidemia. In attesa di un vaccino, la terapia migliore è quella che utilizza il plasma sanguigno raccolto da persone guarite da Covid-19. Il plasma dei guariti è ricco di anticorpi che potrebbero aiutare a curare l’infezione nei malati. Già all’epoca della Sars la terapia si era dimostrata efficace nella riduzione della mortalità. Finora il trattamento è stato sperimentato su dieci pazienti che hanno avuto netti miglioramenti nell’arco di 24 ore. Uno dei malati è stato dimesso. Segnali di ottimismo che lasciano intravedere all’orizzonte la fine dell’emergenza.

A che punto siamo con il vaccino?

Sul fronte del vaccino, la possibilità di avere un antidoto contro il Coronavirus si fa sempre più vicina. I metodi usati per preparare il vaccino sono diversi: si va dalla produzione di proteine che fungano da antigeni all’utilizzo del Coronavirus inattivato passando per la modifica di vaccini antinfluenzali già esistenti.

La Cina è già a buon punto: nei giorni scorsi i ricercatori hanno annunciato l’inizio dei test sugli animali dei primi vaccini contro il Sars-CoV-19. Anche il vaccino australiano, dopo aver superato i test di laboratorio, è pronto per essere testato sugli animali. Per quanto riguarda il vaccino americano mRNA-1273, messo a punto dalla società privata Moderna, potrebbe entrare nella fase 1 di sperimentazione clinica in tempi record. I ricercatori hanno annunciato di aver spedito il primo lotto all’Istituto Nazionale delle Allergie e Malattie Infettive (Niaid) e che gli studi clinici saranno avviati entro la fine di aprile su un piccolo gruppo di volontari sani. A detta dell’OMS, però, il vaccino non potrà essere disponibile prima di 12-18 mesi.

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